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Scritto da Greco Nilde   

 

Ad alta voce è il titolo di una storica trasmissione radiofonica di Radiotre. Al mattino, per mezz'ora, ci ha fatto ascoltare, anno dopo anno, grazie alle più belle voci italiane, le pagine che hanno reso la letteratura ora una medicina per i momenti cupi della nostra vita, ora una sottolineatura di quelli lieti.

Da qui nasce l'idea di stimolare la lettura e la conoscenza dei libri anche grazie a questo strumento affascinante e suggestivo: la voce.

Costruiremo una audioteca, costituita da tanti file-audio, ognuno contenente alcuni minuti di un passo di un libro letto da chi lo ami e voglia farlo conoscere e leggere. Abbinato ad esso la copertina ed una breve nota conoscitiva.

Tutti possono partecipare. Ad alta voce sarà frutto del contributo di tutti. Non c'è bisogno di grandi attori. Basta la passione!

Sergio Mancini

 

Cliccare sull'immagine della copertina per iniziare l'ascolto

     

 

Istituto di bellezza di Margaret Thatcher di Marsha Mehran

 Istituto bellezza Margaret Thatcher di Marsha    

Con questo romanzo, prodigio di poesia ed ironia, Marsha Mehran lascia prematuramente i lettori che l'hanno apprezzata (due i fortunati romanzi già editi, Caffè Babilonia e Pane e acqua di rose), essendo stato tradotto e pubblicato in Italia quando era scomparsa da pochi mesi, a soli 36 anni. Possiamo solo immaginare cos'altro avrebbe potuto produrre il genio di un'autrice che in un così breve arco di tempo tanto aveva già dimostrato. Questo romanzo riecheggia un po' la storia dei genitori (come spiega il padre nella toccante postfazione) e delle loro vicissitudini nel fuggire il regime khomeinista, stabilendosi alla fine in Argentina. Il miracolo sta nel conciliare poesia persiana e quotidianità spicciola, ciarle quotidiane e profonda religiosità. Qui tutto si tiene. La variegata comunità dei transfughi iraniani dell'Anna Karenina è un miracolo raro che vi resterà nel cuore.

 

Il bassotto e la regina di Melania Mazzucco

 Il bassotto e la regina di Melania Mazzucco    

Melania Mazzucco è senza dubbio fra le più valide scrittrici italiane e la sua prosa si è consolidata negli anni (ne sono passati ventuno dal 1996 del suo esordio con Il bacio della Medusa) divenendo garanzia di stile e profondità. Anche quando si cimenta, come in questo caso con un genere apparentemente meno impegnativo, la favola, l'esito è, a dir poco, sorprendente. I temi sono sempre quelli cari all'autrice: dalla diversità alla solitudine, dalla violenza alla redenzione, dalla morte-non morte alla contemporaneità con tutte le sue quotidiane sopraffazioni. Stupiscono ed incantano il tono, di una semplicità e una linearità mai stucchevoli, e nello stesso tempo la durezza, talvolta necessaria, anche per i più piccoli, senz'altro per gli adulti, di fronte ad un mondo che di durezza e con durezza ci fa vivere ogni giorno che ci svegliamo.

 

La mammana di Antonella Ossorio

La mammana Antonella Ossorio  

Il marzo 1843 e l'ottobre 1858, oltre ad essere ricordati per l'apparizione di comete nella volta celeste, con tutti gli annessi e connessi di superstizioni e magarie che si portano dietro, sono anche i limiti temporali di questa storia, raccontata con particolare maestria da una narratrice, Antonella Ossorio, napoletana, già piuttosto esperta nel rivolgersi ad un pubblico per niente facile, quello infantile. Questa è una storia di amore e solidarietà, rifiuto ed accoglienza, gioia e dolore, apparenza e verità. Di uomini, donne ed animali. Di fiori, piante, frutti, mare e terra. Di una terra ancora non violentata. Di un popolo ancora non consumatore e forse perciò un po' più ricco ed autentico. E' una storia che ammalia, commuove, diverte, istruisce. Una storia di quelle che si vorrebbe non finisse mai di esserti narrata.

 

Leggere il vento di Dinaw Mengestu

leggere il vento    

Dinaw Mengestu a soli due anni lascia la natia Addis Abeba, insieme alla madre ed alla sorella, ricongiungendosi così al padre, già fuggito negli U.S.A. per gli orrori che negli anni Settanta martoriarono l'Etiopia. Questo splendido romanzo, il suo secondo, risente inevitabilmente di questa esperienza ed è in particolare imperniato sulla vicenda di due coppie, che si alternano nella narrazione delle loro non facili vicende. Da una parte quella dei genitori del narratore, padre autoritario e "precocemente americanizzato", madre smarrita, tormentata, vessata, ed infine libera; dall'altra quella del narratore stesso e della moglie, non facile connubio fra ideali antitetici di vita (lentezza-frenesia, soddisfazione interiore-arrivismo,...). L'Africa che scrive, in questo ed in tanti altri casi, negli ultimi decenni ha insegnato cosa sia la letteratura e quale la sua missione a chi lo stava dimenticando.

 

Il fuoco e la farfalla di Yvonne Vera

Il fuoco e la farfalla di Yvonne Vera    

Yvonne Vera, morta precocemente a soli 41 nel 2005, rimane fra le voci più significative dello Zimbabwe e dell'intera letteratura africana. A farla spiccare è l'intenso lirismo della sua lingua, magicamente resa nella traduzione italiana da Francesca Romana Paci. I suoi romanzi - tutti dedicati al travaglio del suo Paese, dall'invasione del 1890 ad opera degli inglesi (e un magnate inglese gli impose il proprio nome per lungo tempo, Cecil Rhodes, facendolo diventare Rhodesia del Sud), alla resistenza del 1896, brutalmente repressa, fino all'indipendenza del 1980 e ai cosiddetti anni della ricostruzione e della speranza, rivelatisi, invece, ancor più tragici - risultano, infatti, alla lettura più lunghe ballate, cantici intonati attorno ad un tema che viene modulato più e più volte in mille sfumature diverse. Si rimane ancorati alla pagina, ogni parola comporta un senso e i nessi non sono mai casuali. L'impegno della lettura è però ampiamente ripagato dalle meravigliose vette cui innalza.

 

Di uomini e bestie  di Ana Paula Maia

Di uomini e bestie Ana Paula Maia    

Il mattatoio come luogo-simbolo di questi anni di violenza mai così efferata e gratuita. Uno "storditore" protagonista emblematico di una possibile nuova umanità che ritrovi la propria perduta pietas. Una narrazione dura eppure poetica da un Brasile incredibilmente vicino, grazie alla giovane voce di Ana Paula Maia, che dice di nutrirsi di Dostoevskij, ma sicuramente è memore anche della lezione di Saramago.

 

Autunno di Louis Bromfield

Autunno di Louis Bromfield  

Di questo romanzo e del suo autore, Louis Bromfield, oggi poco sappiamo e, dato il pregio della sua opera, è un vero peccato. Merito della casa editrice elliot, dunque, consentirci di riscoprire un Premio Pulitzer del 1926, a lungo amico di Edith Wharton, negli anni '30, esponente di tutto rilievo della narrativa america ante- guerra. Ascoltando l'incipit del romanzo si coglieranno atmosfere affini a L'età dell'innocenza (della Wharton appunto, uscito sei anni prima ed ambientato non a Boston, come in Autunno, ma a New-York), ma anche ad Elizabeth Jane Howard e ai suoi Cazalet o a quelle di un romanzo assai recente quale è Belgravia del talentuosissimo Julian Fellowes.

 

Estate artica di Damon Galgut

estate artica

 

 

Edward Morgan Forster è uno dei più illustri rappresentanti del Modernismo inglese. Autore di romanzi molto apprezzati, letti ed in ultimo anche trasposti sullo schermo con buon successo, come Camera con vista, Casa Howard, Maurice, Passaggio in India.

Al centro di questo Estate artica (titolo di un progettato e mai realizzato romanzo) è, però, la tormentata vita interiore dell'autore, la sua omosessualità che riconobbe in sè in età precocissima, ma che, nel contesto di proibizionismo assoluto in cui visse (nacque nel 1879, ancora in piena età vittoriana e Maurice, il suo romanzo più "esplicito", fu pubblicato, postumo, solo nel 1971, ben cinquantasette anni dopo essere stato terminato!), non ebbe, se non in rare e preziose occasioni, modo di vivere a pieno e con serenità.

 

La morte di Virgilio di Hermann Broch

La morte di Virgilio

 

La morte di Virgilio è il capolavoro di Hermann Broch, che, insieme a Thomas Mann e Robert Musil, costituisce una sorte di triade somma della letteratura germanica del Novecento. Lo compose in un lungo arco di tempo e gli costò non pochi tormenti. E' una affascinante ed ipnotica immersione nelle ultime ore terrene del poeta, sbarcato a Brindisi insieme ad Augusto, di ritorno dall'Oriente, pieno di dubbi, ansie e ripensamenti circa quello che tutti coloro che lo circondano in questi momenti fatali ritengono, in buona o cattiva fede, un capolavoro. Il manoscritto dell'Eneide giace in un bauletto costantemente sorvegliato...sarà solo uno dei tanti casi di "testamenti traditi".

 

Le figlie del pescatore persiano di Dorit Rabinyan

Le figlie del pescatore persiano di Dorit Rabinyan

 

 

Dorit Rabinyan è oggi famosa per aver scritto un best seller che ha dato molto fastidio al governo israeliano. Borderlife, il suo ultimo romanzo, adottato dalle scuole come incentivo a poltiche sociali di convivenza fra palestinesi ed ebrei, narra di una storia d'amore per nulla idilliaca fra una donna ebrea ed un palestinese che si incontrano negli U.S.A. e sembrano sapere, prima ancora che inizi, che non avrà speranza. E' stato immediatamente ritirato e ritenuto "pericoloso". Meglio le bombe, evidentemente...

Le figlie del pescatore persiano è un libro precedente dell'autrice, di origini iraniane, che già ne testimonia le enormi qualità di narratrice e di affabulatrice. I toni sono da Mille e una notte, ma non c'è mai facile consolazione. La realtà incombe con le sue amarezze. Gli uomini e le donne devono farci i conti quotidianamente. Ci riescono solo con un grande cuore.

 

 

Nel guscio di McEwan

Nelguscio

 

 

Attenzione! A parlarvi dal delizioso sciaguattio del suo paradiso amniotico è un feto. Sì, proprio un feto! Una delle voci narranti più originali della letteratura di tutti i tempi è senz'altro la caratteristica vincente di quest'ultimo romanzo breve di uno dei più grandi narratori viventi di lingua inglese. Come se non bastasse, la madre si chiama Trudy, ha un amante che si chiama Claude, il quale è suo cognato (il fratello del marito), e insieme stanno tramando la dipartita anticipata del padre del nascituro. Il tutto, in aggiunta al titolo stesso (in originale Nutshell, guscio di noce) è intriso di Shakespeare, Amleto, of course, fino al midollo. Non si può proprio dire che manchino gli spunti per un godimento raffinato ed un divertimento assolutamento raro.

 

 

 

 

Nel tempo di mezzo Marcello Fois

Nel tempo di mezzo

 

 

Nuoro, 1956. L'autunno arriva all'improvviso. E non è solo una questione atmosferica. E' l'arrivo del boom come un cielo "di colpo appesantito", si diventava "più ricchi senza sapere davvero di essere stati poveri". E' un freddo venuto "così di repente". In queste pagine struggenti, che sembrano pasoliniane, il grande scrittore sardo Marcello Fois, nel secondo pannello della sua trilogia, iniziata con Stirpe e che terminerà con Luce perfetta, narra con ritmi lirici il passaggio dalla "memoria attiva" alla "memoria passiva", la perdita dell'innocenza dell'Italia arcaica che si inizia a prostituire, sentendo i brividi davanti ai fuochi dei bivacchi.

 

 

 

 

Qualcosa sui Lehman di Stefano Massini

qualcosasuilehman

   

Questa è un'epopea, l'epopea di una famiglia, ebrea per giunta. E come tutte le epopee familiari ha un inizio nell'ombra, una ascesa vertiginosa ed un crollo fragoroso. Topos rispettato in pieno. Dalla metà dell'Ottocento all'inizio del XXI secolo, dal cuore dell'Europa ai palazzi della finanza degli States, dai mercanti di bestiame alle speculazioni dell'era della globalizzazione. Il tutto narrato in un romanzo che non è un romanzo ma è un poema, ma è una ballata, ma è una canzone, ma è una preghiera, ma è tante altre cose insieme.

 

   
     
 
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